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Jan
13
2009
Partenza per Bora Bora, un ritaglio di vita di bordo, di emozioni polinesiane (di Ludovica)
Tra poco sorgerà l’alba. Tra le palpebre socchiuse s’insinua ancora il colore della notte che però non è già più notte. Un’eco di luce ancora soltanto intuibile si fa strada tra le ciglia ancora rapprese di sogni incompiuti e di veglia: c’è ludosmall1stato vento stanotte, vento forte e la barca si è trasformata in un’orchestra fantasma. Folate d’aria astiose hanno usato il tangone legato alle draglie di prua come un improbabile zufolo, melodie d’aria hanno circondato le sartie vibranti, la cima d’ormeggio alla boa non ha smesso il suo contrappunto di strattoni, vibrante tensione, strappate da brivido; il generatore eolico ha fatto da basso continuo in un’alternanza di toni musicali per una sinfonia profonda e potente al suono della quale il Gulliver ha danzato tutta la notte, dandoci un ritmo fatto di sonnellini veloci e di scappate fuori per controllare che tutto fosse a posto.

Io mi sono alzata soltanto una volta, ed anche in quest’unica volta i miei passi erano già stati preceduti da quelli di Michele: lui e il Gulliver sono la stessa cosa, anzi, il Gulliver è lui. Le altre volte ho guardato nel chiarore lunare passare veloce l’ombra del suo passo leggerissimo, veloce e rapido come quello di un animale predatore. Le sartie, l’alberatura, le vele hanno radice e principio direttamente dai suoi nervi, dai suoi tendini, dai suoi muscoli e dal suo cuore. Nel ventre della barca, mentre distillo tra i colpi di coda del sonno questo pensiero, vivo la precisa sensazione che lo scafo, il ponte, tutto ciò che mi circonda non siano altro che un abbraccio di Michele.

Lo scroscio dell’acqua che cade e tamburella sulla laguna mi sveglia del tutto. Se c’è ancora vento non si partirà per Bora, e mi dispiace da morire. Tra pochi giorni rientrerò in Italia e lascerò tutto questo, ma so con certezza che “tutto questo” non lascerà me, mi accompagnerà come un’aureola di pensieri, di colori perfetti, di sensazioni brillanti, voci e sorrisi di questa gente accesi nel pensiero come luci, le parole scambiate nel mio buffo francese, le emozioni trasmesse e ricevute, i colori del mare, del cielo, del tutto e del niente, qui tutto è colore. Anche le emozioni, anche i ricordi.

Quando nella baia di Tapuamanu in cui ora siamo arriva il crepuscolo, lascio la mia isola galleggianteludosmall2 e ritorno al mare. Scendo per la scaletta lungo i fianchi lisci del Gulliver e scivolo in acqua, nuoto tranquilla incontro al sole che sprofonda veloce nelle acque della laguna che sono tutto un incendio: colori pastosi e violenti si impadroniscono anche di me e della mia pelle bagnata tingendomi di giallo, di rosso, di viola, del buio della notte, uno strano pesce tropicale che scivola in superficie ubriaco di colori, del profumo della notte che mi inonda, dell’acqua viva e pulita. Mentre ritorno verso la barca nuotando piano senza fare rumore, ascolto la voce delle sule radunate in folti stormi tra il fitto degli alberi e delle palme lungo le pendici della montagna. Chiazze di richiami sempre più rapidi e sommessi, finchè il suono diventa un unico richiamo sussurrato senza più eco tra il verdenero del fogliame, finchè tutto tace, sprofonda in un silenzio che lascia il posto al ronzio dell’universo,al bagliore di questo cielo polinesiano inimitabile, planetario, di una bellezza che toglie il respiro. Giove lascia la sua scia sulle acque dormienti,le segna con un battesimo di luce d’argento.
Colori, sapori.

La pastosità del “po’è” di tarò, un purè denso e morbido profumato con latte di cocco; il pesce madreperlaceo per la tanta freschezza mangiato crudo con fresche verdure ricche di sapore, il pesce “mai-mai” cotto con le mandorle, la vaniglia e il latte di cocco.. le banane Fei, arancioni e succulente, avvolte in sottili fette di pancetta, rosolate e dal vago sapore di zucca al forno… le mani di Michele, mani di un uomo che sa vivere un sogno.

ludosmall3Mi lascerò tutto alle spalle, salirò la scaletta dell’aereo e sparirò in un altro ventre tondo che navigherà nell’aria, lontano da questa manciata di sabbia perduta nell’oceano: “moana”, il blu, l’onda, le isole ancorate in questo mare di meraviglie.
Metterò di nuovo le scarpe, i piedi chiusi e riposti come biancheria in un cassetto, privi della forza che mi fa scivolare nell’acqua verdeblu e vagabondare con i pesci sotto lo scafo del Gulliver.
Lascerò la magia degli incontri con i grandi animali che vivono nell’acqua, con i delfini che tante volte sono stati i compagni dei nostri rientri dall’oceano alle acque sicure e splendenti delle lagune, i corpi lucidi saettanti nell’aria in un trionfale carosello di benvenuto.

Lascerò la Polinesia.

Ma non ora, non adesso. La pioggia è cessata, Michele si muove, il Gulliver è sveglio. Presto, via gli stracci di sonno che impastoiano le gambe, c’è già nell’aria il profumo del caffè, si parte, finalmente si parte, si toglie il cordone ombelicale che ci legava alla boa, il motore mormora, bisogna preparare la barca per la navigazione, controllare le vele, la direzione del vento.

In lontananza si vedono i baffi di spuma che si levano dall’onda bianchissima che frange sul reef, la barriera esterna.